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	<title>Commenti a: Una esperienza diretta di pessima usabilità &#8211; I</title>
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	<description>Il Blog di GiBiLogic</description>
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		<title>Di: Se il sito serve a qualcosa e a qualcuno, allora deve essere usabile &#171; Webilita&#8217;s Blog</title>
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		<dc:creator>Se il sito serve a qualcosa e a qualcuno, allora deve essere usabile &#171; Webilita&#8217;s Blog</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2009 15:06:01 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Se il sito serve a qualcosa e a qualcuno, allora deve essere&#160;usabile   L’usabilità è quella proprietà di un sito Web che lo rende “facile” da navigare e usare. Quando si analizza o si studia l’usabilità di un sito web, ci si deve chiedere per prima cosa: questo sito serve a qualcosa? E a chi serve? Se la risposta alla prima domanda è sì, allora bisogna porre la massima attenzione nella sua progettazione, perché dal momento che a qualcosa serve, verrà usato e se verrà usatao dovrà essere facilmente utilizzabile. A seconda poi del target a cui si rivolge il sito, cioè del pubblico a cui è destinato, bisogna assolutamente concepirne la creazione per quelle persone. L’obiettivo finale è naturalmente quello di progettare e realizzare un sito usabile da chiunque,  in ciascuna sua parte, ma è senz’altro indispensabile che l’usabilità sia grantita al target di riferimento, alle persone che con quel sito interagiranno. Purtroppo, spesso mi capita di navigare in siti pensati bene in generale, ma che hanno quelle piccole imperfezioni che per i non addetti ai lavori possono diventare davvero dei grossi ostacoli. Sembra che chi ha progettato quei siti si sia sforzato di pensare a tutto, ma gli sia sfuggito proprio quel particolare che si fa importante, forse perchè era solo troppo immerso nel progetto. E si sa: per vedere le cose con chiarezza è spesso necessario guardarle dall’esterno, da spettatori anziché attori. Di recente, mi sono addirittura trovata a navigare in alcuni siti di fondamentale importanza, oserei dire “vitale”, costruiti però senza la benché minima attenzione all’utente che li usa. Mi riferisco in particolare al sito di un’agenzia per il lavoro. Mi pare ovvio che un sito del genere, che nasce con lo scopo di aiutare le persone a trovare o cambiare lavoro serva eccome. E la prima domanda con cui si è aperto questo articolo ha già ottenuto la sua risposta. Ora pensiamo a quali persone possono frequentare un sito che offre questo tipo di servizio. Mi vengono in mente un’infinità di persone diverse: studenti di qualsiasi facoltà, casalinghe, operai, impiegati, pensionati, dirigenti, informatici, insegnanti, medici, commercianti, agenti, venditori, camerieri, cuochi, parrucchieri, traduttori, tabaccai, commessi, baristi, ballerini, animatori, modelli: sono solo alcune tipologie, ma è chiaro quanto possa diventare lungo l’elenco. Evidentemente, chi progetta il sito di un’agenzia per il lavoro dovrà avere la cura e la sensibilità necessarie affinché l’usabilità di quel sito sia garantita praticamente a tutti. Ahimé non è sempre così. Talvolta accade proprio che i siti che dovrebbero essere orientati esclusivamente all’utente perdano di vista il loro obiettivo e si trasformino in congegni ipertecnologici e super style che nemmeno gli addetti ai lavori riescono ad utilizzarli. Per comprendere meglio di cosa sto parlando, è disponibile la prima parte di un mio recente articolo: “Usabilità e disoccupazione: un connubio a volte pericoloso”. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Se il sito serve a qualcosa e a qualcuno, allora deve essere&nbsp;usabile   L’usabilità è quella proprietà di un sito Web che lo rende “facile” da navigare e usare. Quando si analizza o si studia l’usabilità di un sito web, ci si deve chiedere per prima cosa: questo sito serve a qualcosa? E a chi serve? Se la risposta alla prima domanda è sì, allora bisogna porre la massima attenzione nella sua progettazione, perché dal momento che a qualcosa serve, verrà usato e se verrà usatao dovrà essere facilmente utilizzabile. A seconda poi del target a cui si rivolge il sito, cioè del pubblico a cui è destinato, bisogna assolutamente concepirne la creazione per quelle persone. L’obiettivo finale è naturalmente quello di progettare e realizzare un sito usabile da chiunque,  in ciascuna sua parte, ma è senz’altro indispensabile che l’usabilità sia grantita al target di riferimento, alle persone che con quel sito interagiranno. Purtroppo, spesso mi capita di navigare in siti pensati bene in generale, ma che hanno quelle piccole imperfezioni che per i non addetti ai lavori possono diventare davvero dei grossi ostacoli. Sembra che chi ha progettato quei siti si sia sforzato di pensare a tutto, ma gli sia sfuggito proprio quel particolare che si fa importante, forse perchè era solo troppo immerso nel progetto. E si sa: per vedere le cose con chiarezza è spesso necessario guardarle dall’esterno, da spettatori anziché attori. Di recente, mi sono addirittura trovata a navigare in alcuni siti di fondamentale importanza, oserei dire “vitale”, costruiti però senza la benché minima attenzione all’utente che li usa. Mi riferisco in particolare al sito di un’agenzia per il lavoro. Mi pare ovvio che un sito del genere, che nasce con lo scopo di aiutare le persone a trovare o cambiare lavoro serva eccome. E la prima domanda con cui si è aperto questo articolo ha già ottenuto la sua risposta. Ora pensiamo a quali persone possono frequentare un sito che offre questo tipo di servizio. Mi vengono in mente un’infinità di persone diverse: studenti di qualsiasi facoltà, casalinghe, operai, impiegati, pensionati, dirigenti, informatici, insegnanti, medici, commercianti, agenti, venditori, camerieri, cuochi, parrucchieri, traduttori, tabaccai, commessi, baristi, ballerini, animatori, modelli: sono solo alcune tipologie, ma è chiaro quanto possa diventare lungo l’elenco. Evidentemente, chi progetta il sito di un’agenzia per il lavoro dovrà avere la cura e la sensibilità necessarie affinché l’usabilità di quel sito sia garantita praticamente a tutti. Ahimé non è sempre così. Talvolta accade proprio che i siti che dovrebbero essere orientati esclusivamente all’utente perdano di vista il loro obiettivo e si trasformino in congegni ipertecnologici e super style che nemmeno gli addetti ai lavori riescono ad utilizzarli. Per comprendere meglio di cosa sto parlando, è disponibile la prima parte di un mio recente articolo: “Usabilità e disoccupazione: un connubio a volte pericoloso”. [...]</p>
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