SEO light, o una introduzione ai motori di ricerca

In questo articolo voglio spendere due parole introduttive all’argomento dell’ottimizzazione di un sito per i motori di ricerca. Ci sono però due importanti premesse da fare.

La prima è che io non mi considero un esperto di questo campo: se vi serve un consulente esperto in materia, ne conosco diversi, contattatemi e vi fornirò felicemente i loro nomi. Questo articolo vuole invece essere una semplice panoramica degli elementi essenziali, ancora prima di scendere nei concetti tecnici, rivolta a chiunque abbia un sito e sia completamente ignaro di quel collegamento che porta il proprio sito a comparire in un motore di ricerca.

La seconda è che questo articolo prende in considerazione esclusivamente Google. Google attualmente e’ il motore di ricerca piu’ importante, con una quota schiacciante di supremazia rispetto agli altri. Per quanto ci riguarda, cominciamo da lì, poi capiremo che la maggior parte di concetti può essere più o meno applicata anche agli altri motori di ricerca.

Detto questo, partiamo.

Pronti per il primo consiglio?

Fate un bel sito.

Con questo voglio dire che tutti gli sforzi di Google sono sostanzialmente indirizzati a trovare i siti migliori e più attinenti a un dato argomento. Gli algoritmi che valutano i siti sono continuamente aggiornati e potenziati per emulare il piu’ possibile la valutazione umana. E hanno comunque anche un bel po’ di personale che partecipa nella valutazione 🙂

Quindi al di la’ di tutti i possibili trucchi, per scalare le classifiche dei risultati non c’è niente come avere un sito:

  • attinente alle parole chiave per cui vogliamo essere trovati: se il sito tratta davvero di un certo argomento, le parole significative ricorreranno per forza nei titoli, nei testi, nelle didascalie delle foto, e così via
  • ricco di contenuti (un sito viene considerato prima di tutto una fonte di informazioni, quindi più c’è contenuto – purchè sia attinente – meglio è)
  • aggiornato (un sito con informazioni obsolete può perdere rapidamente punti)

Questi sono parametri umani, nel senso che anche un utente in carne e ossa li usa per valutare i siti su cui naviga in cerca di informazioni o prodotti. E’ importante notare che queste caratteristiche sono senza età: è da quando esistono i motori di ricerca che i siti migliori vengono qualificati in base alla completezza, all’attinenza e all’aggiornamento delle informazioni riportate.

Al contrario, ci sono trucchi specifici per salire in Google che si basano sul fatto di conoscere gli algoritmi di valutazione, per ingannare gli spider (come conoscere le domande di un esame e preparare solo quelle, ignorando tutto il resto). Anche per questo motivi gli algoritmi e le procedure di indicizzazione di Google non sono di pubblico dominio. Affidarsi ai trucchi significa innanzitutto rischiare di essere penalizzati e in casi estremi banditi da Google, e in ogni caso doversi adeguare spesso ai nuovi algoritmi proposti. Ecco perche’ e’ nato il mestiere del SEO 🙂

Prendiamo ad esempio il meta tag keywords. Una volta era usato sensatamente dai web designer per dire “questa pagina parla di questo, questo e quest’altro”. Solo che poi, sapendo che i motori di ricerca usavano questa classificazione, si e’ cominciato a riempire le proprie pagine di tonnellate di keywords, per essere trovati con ogni possibile ricerca, anche se poi il sito magari parlava di tutt’altro. Risultato? Oggi il tag keywords viene completamente ignorato dagli spider dei motori di ricerca (o meglio viene usato, ma non per trovare l’argomento trattato dalle nostre pagine web).

Okay, ho fatto un sito attinente, ricco di contenuti e aggiornato. E adesso come mai non sono primo in Google?

E’ colpa dei SEO 🙂

Senza sforare nell’illegale o anche semplicemente nello sleale, esistono una serie di procedure e implementazioni che possono aiutare sia l’usabilità sia il posizionamento del vostro sito. Anzi, ne esistono a tonnellate. Volendo, uno potrebbe passare le giornate a fare questo lavoro (sì, c’è chi lo fa).

Io qui ve ne fornisco alcune molto semplici e basilari. Sia chiaro: queste indicazioni sono fatte appositamente per rendere il vostro sito simpatico a Google. Può darsi che in un certo periodo di tempo, Google cambi il modo in cui valuta se un sito gli sia simpatico o antipatico. Si tratta tuttavia di indicazioni discrete e sensate, che dovrebbero avere una validità anche nel tempo e anche per altri motori di ricerca.

  1. Seguire gli standard e validare il codice. Google dà qualche punto in più ai siti rispettosi degli standard. Lo spider è come un browser in miniatura, quindi si accorge se ci sono errori nella pagina, solo che invece che perdere tempo a correggere gli errori può decidere semplicemente di ignorare un pezzo o tutta la pagina.
  2. Essere linkati. Google dà una grandissima importanza alla popolarità. Se tanti siti nel mondo hanno un link al mio sito, si presuppone che il mio sito sia molto valido. Se poi i siti in questione sono a loro volta siti popolari, guadagno ancora piu’ punti. Tutto questo viene espresso dal parametro PageRank, che NON e’ il fattore determinante della posizione, ma e’ un fattore importante. Ovviamente a uno potrebbe venire la tentazione di scambiare link con chiunque, giusto per accrescere la propria popolarita’. Ma il fatto e’ che se il link viene da una pagina di importanza nulla, non accresce di nulla il nostro PageRank. Meglio accettare i link da siti conosciuti e validi.
  3. Usare titoli e testi alternativi per link e immaginiI link e le immagini possono avere tutti un titolo, che in tutti i browser più recenti compare in sovraimpressione quando gli si passa sopra. Questi testi vanno usati, e possibilmente anche con le parole chiave in una frase compiuta (ad esempio per un link a una casa vinicola francese chiamata Asterix, è meglio un titolo quale “Asterix, una casa vinicola francese produttrice di pregiati vini rossi” piuttosto che semplicemente “Asterix“). Stesso discorso si applica al testo alternativo delle immagini (<img alt=”…” >), che viene sempre letto dagli spider.
  4. Usare i titoli delle pagine, e metterci dentro le parole chiave. Una buona norma è quella di avere un titolo che comprende il nome, il motto, e il titolo della pagina specifica (es. GiBiLogic – soluzioni informatiche – contatti). Evitare accuratamente di avere un titolo uguale per tutte la pagine.
  5. Usare il testo. Google scorre i primi paragrafi della pagina e cerca le parole chiave, soprattutto se sono all’interno di tag quali <h1..3>, <strong>, <em>. Quindi i siti pieni di immagini e animazioni rischiano di essere penalizzati rispetto a quelli in cui il messaggio è trasmesso in forma testuale.
  6. Usare i link, interni ed esterni. Google dà grande valore ai link, quindi fare in modo di mettere tutti i link necessari tra le proprie pagine (che migliora anche l’usabilità) ed eventualmente anche a siti esterni (usando sapientemente l’attributo title).

Avvertire Google del nostro sito

Quando si crea un nuovo sito, ci sono due modi perchè Google se ne accorga e ne indicizzi le pagine. Il primo è andare su Google e inserire manualmente l’url (l’ultima volta che ho controllato, la pagina esatta era http://www.google.it/add_url.html). La seconda è aspettare che Google lo trovi linkato su un qualsiasi altro sito già indicizzato. Vista la natura della rete, è molto più frequente il secondo caso, anche perchè basta che mettiamo il link in un messaggio su un forum, o nella nostra firma, che entro breve verrà indicizzato.

Siete incuriositi?

Mi rendo conto, ma abbiate pazienza, l’argomento è davvero esteso. Nei prossimi tempi, compariranno su questo blog alcuni articoli relativi a Google Analytics, uno strumento utilizzato per analizzare il traffico sul nostro sito e capire se abbiamo fatto bene i nostri compitini.

Se volete approfondire ancora un po’ e preferite una spiegazione di persona,  potete iscrivervi al nostro Corso di Introduzione al Web Marketing.

Nel frattempo, comunque, ricordatevi di fare un bel sito. 🙂

google, webdesigner